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L’attivazione dei granulociti del sangue periferico è fortemente correlata all’esito del paziente dopo immunoterapia con anticorpo monoclonale anti-GD2 e fattore GM-CSF


La terapia adiuvante con anticorpo monoclonale anti-GD2 e fattore stimolante le colonie di granulociti ( GM-CSF ) ha mostrato il successo del trattamento per pazienti con neuroblastoma ad alto rischio.

Benché ci siano ampia evidenza di come l’anticorpo abbia come bersaglio il neuroblastoma, il contributo in vivo da parte del GM-CSF resta poco chiaro.

È stata valutata l’attivazione dei granulociti e la sua correlazione con l’esito di trattamento.

Pazienti arruolati nello studio NCT00072358 hanno ricevuto cicli di trattamento multipli, ciascuno dei quali consisteva in anticorpo anti-GD2 3F8 più GM-CSF per via sottocutanea.

Sono stati raccolti campioni di sangue periferico da 151 pazienti al giorno 0 e al giorno 4 del ciclo 1 e campioni di sangue periferico da un sottogruppo di 35 pazienti sottoposti a somministrazione endovenosa anziché sottocutanea di GM-CSF durante il ciclo 4.

I campioni sono stati analizzati con citometria di flusso per CD11a, CD63, CD87 e CD11b e il suo epitopo di attivazione CBRM1/5.

Confrontando i campioni di sangue periferico del ciclo 1 al giorno 4 coi campioni di sangue periferico al giorno 0, 5 su 5 granulociti positivi al marker di attivazione sono risultati significativamente più alti.

Il cambiamento nella frequenza e nella intensità media di fluorescenza dei granulociti positivi per CBRM1/5 è risultato correlato alla sopravvivenza libera da progressione ( P=0.024 e P=0.008, rispettivamente ).

Un’analisi a variabili multiple ha identificato un aumento dei granulociti positivi per CBRM1/5 e una mancanza di ligando del recettore KIR ( killer immunoglobulin-like receptor ) come fattori prognostici indipendenti positivi per la sopravvivenza libera da progressione, mentre la terapia di seconda linea basata su Ciclofosfamide prima dell’ingresso nel protocollo ha influenzato negativamente l’esito.

I 35 pazienti che avevano ricevuto GM-CSF per via sottocutanea al ciclo 1 e per via intravenosa al ciclo 4 hanno mostrato un’attivazione significativamente inferiore di CBRM1/5 dopo GM-CSF per via intravenosa.

Di contro, 63 pazienti che avevano ricevuto GM-CSF per via sottocutanea in entrambi i cicli hanno mostrato attivazione comparabile di CBRM1/5.

In conclusione, l’attivazione dei granulociti indotta da GM-CSF in vivo è associata a un miglioramento negli esiti dei pazienti, e questa attivazione è risultata più evidente quando GM-CSF è stato somministrato per via sottocutanea piuttosto che per via intravenosa. ( Xagena2012 )

Cheung IY et al, J Clin Oncol 2012; 30: 426-432


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